Erasmus in Grecia

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L’insegnamento più prezioso che potessi ricevere…

Era l’inizio di settembre 2023 quando partii per una delle esperienze più belle e divertenti della mia vita. Ma partiamo dall’inizio… In quel periodo iniziava il mio ultimo anno di liceo, e la mia scuola aveva aperto dei bandi, accessibili a tutte le classi quinte dell’istituto, per partecipare ad un Erasmus di un mese in una delle tre disponibili mete a scelta: Grecia, Irlanda e Francia. Durante il soggiorno, si sarebbe svolto uno stage in un’area attinente al proprio percorso di studi, mentre si viveva in una sorta di convivenza tra ragazzi che condividevano l’alloggio. Nonostante nessuna delle mie amiche della classe si fosse candidata volevo davvero fare questa esperienza, in particolare conoscevo solo due ragazze, ma non eravamo molto legate.

Partii con quell’ansietta dovuta al fatto di non aver grandi amicizie in quel contesto, ma anche con l’entusiasmo di vivere qualcosa di unico. Non avendo avuto l’opportunità di fare un anno all’estero l’anno precedente, vedevo questo viaggio come un’occasione simile, con la possibilità di migliorare il mio inglese in un paese straniero; insomma, consideravo questa esperienza come un vero e proprio spazio di crescita.

Bene, arriva il giorno della partenza: ci dirigiamo di mattina presto all’aeroporto e, in poche ore, eravamo già in Grecia. Ma non pensate a quella Grecia da cartolina che starete sicuramente immaginando, quella Grecia con il mare cristallino, le piazze zeppe di mercatini, turisti e luci… Beh no, anch’io mi aspettavo quello scenario da sogno, ma purtroppo no. Ad aspettarci c’era proprio l’opposto. Vi dico solo che, dal momento in cui siamo saliti sul pullman che ci avrebbe portato dall’aeroporto all’alloggio abbiamo attraversato zone piene di case e aziende abbandonate, sfasciate, e chi più ne ha più ne metta! Il paese in questione si chiama Neakios, piccola cittadina sul mare che, candelina sulla torta, era sporchissimo e ospitava piccole spiagge altrettanto trascurate. Il paesino, inoltre, sembrava essere un rifugio per cani randagi che giravano liberamente per la piazza…

Ecco, diciamo che la prima impressione fu tutt’altro che positiva. Non parliamo poi del momento in cui siamo arrivati nel complesso che ci avrebbe ospitati: non c’era il gas, l’acqua calda andava solo per un’ora al giorno…devo continuare?

Insomma, il primo pensiero era quello di fuggire. Mi ritrovai in camera con una ragazza della mia classe, che conoscevo ma con cui non ero particolarmente legata, e con un’altra ragazza marocchina, Rajae. Ricordatevi di questo nome, perché fu una delle più grandi benedizioni ricevute dalla vita. Con Rajae ci fu subito una connessione insolita e irreale, sembrava che ci conoscessimo da sempre. Parlarle era come conversare con il mio riflesso allo specchio. Fin da subito capii che una persona come lei era un vero dono, e in pochissimo tempo legammo con una velocità incredibile.

Dopo pochi giorni, nella nostra stanza si aggiunse un’altra ragazza. Noi quattro andavamo d’accordo alla perfezione: cucinavamo e mangiavamo insieme, spesso con altre due ragazze che venivano a trovarci. In poco tempo avevamo creato un gruppo davvero affiatato ed ero molto contenta di questo. Ho trovato persone con cui potevo essere davvero me stessa, e con cui mi sono trovata bene fin da subito, in modo così spontaneo da sembrare quasi strano. Annamaria è una delle ragazze che mi ha stupito di più: la sua dolcezza e purezza, era una ragazza davvero umile e sinceramente buona. Anche in lei vedevo un’ala di positività che la avvicinava in qualche modo a me, e sono grata che questa esperienza mi abbia fatto scoprire persone così vere, che non sapevo nemmeno di aver bisogno di incontrare.

Ora parliamo della parte lavorativa dell’esperienza. Io e Annamaria finimmo a fare da aiuto-maestre in un doposcuola per bambini. Beh, ci sono stati giorni in cui arrivavano solo uno o due bambini, e in quei momenti è stato davvero estenuante, perché non sapevamo nemmeno cosa fare.

Un giorno ci portarono a visitare Atene. È stata un’esperienza davvero interessante, soprattutto per l’aspetto storico e culturale della città. Le sere, invece, uscivamo nel paesino. C’erano alcuni bar molto carini dove passavamo le serate a chiacchierare, con la leggerezza di sapere che, mentre noi eravamo lì, i nostri compagni di classe erano a scuola a studiare (…grasse risate…). Una sera mi vestii con un abito tipico marocchino che mi aveva prestato Rajae, e ci divertimmo tantissimo. Conoscemmo dei ragazzi che facevano parte di una squadra nazionale di pallamano, ci invitarono a vedere una partita che si sarebbe svolta qualche giorno dopo nella palestra del paese. Quel giorno fu molto divertente: vedemmo una partita di pallanuoto a un livello molto alto, e fu per certi versi affascinante!

I giorni passavano e non volevamo più tornare a casa. Eravamo diventate un tutt’uno. Questa esperienza mi ha insegnato che a volte le priorità scolastiche-formative non riescono nemmeno competere con l’amore; volersi bene sinceramente riempie il cuore in maniera così completa da non avere le parole per descrivere la sensazione. Il vero insegnamento è che per la prima volta ho stretto legami sinceri da zero, senza il supporto o la conoscenza di qualcun altro. Ho scoperto la bellezza di un’amicizia che nasce da una connessione indefinibile, tra anime gemelle che sembrano riconciliarsi dopo tanto tempo.


Navigando nel complesso tessuto della vita, le scelte svelano percorsi straordinari, richiedendo creatività, curiosità e coraggio per un viaggio veramente appagante.

Nel grande viaggio si fanno dei viaggi, sono i nostri piccoli percorsi insignificanti sulla crosta di questo pianeta che a sua volta viaggia, ma verso dove?

Felicità

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Avatar Sara Marcandalli

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